Il pensiero

(ovviamente questo non è un riassunto sufficiente, ma è un utile insieme di spunti che un laureato in psicologia può trovare utile per argomentare quanto studiato sull’argomento in questione)

FORMAZIONE DI CONCETTI

 

Necessità di Categorizzazione che permette di semplificare l’universo dell’esperienza considerando equivalenti molte varianti della realtà mentale e rispondendo ad esse non in quanto uniche ma appartenenti ad una stessa categoria

 

Da un livello categorizzazione percettiva si passa a quello di categorizzazione concettuale

 

Le categorie si formano attraverso le equivalenze tra oggetti: che possono essere di tipo formale o figurale, funzionale, affettive e relazionali

 

Concetto: è il risultato dell’attività di categorizzazione e viene definito come una classe di eventi (oggetti) aventi qualità comuni e distintive. Si fonda su due processi: astrazione (il comportamento è determinato da un qualche particolare con esclusione di altri) e generalizzazione (attività per cui il comportamento è costante di fronte ad un particolare che compare in situazioni diverse).

 

Esperimento di Heidbreden à distingueva i concetti in 3 gruppi: oggetti concreti, forme spaziali e numeri astratti e su questi tre si creavano le categorie concettuali. La percezione della realtà ambientale è caratterizzata da un ordinamento gerarchico delle ipotesi percettive e cognitive: la percezione degli oggetti concreti sarebbe la base della reazione cognitiva dominante. Forma e concetti numerici sono individuati con maggiore difficoltà

Gli studi che si basano sul processo di formazione e verifica delle ipotesi partono dall’assunto generale che un soggetto può fornire una risposta adeguata ad una situazione solo se formula mentalmente delle ipotesi che mette alla prova finché non trova quella corretta che permette di fornire risposte adeguate.

Per Strategia si intende una successione organizzata di risposte, guidata da ipotesi, nel tentativo di arrivare alla soluzione di un problema. Esperimento di Bruner à identifica la strategia più utilizzata Focusing, ossia un processo di eliminazione basato sul confronto di ciascun esemplare preso come “fuoco”. Viene rilevato anche lo Scanning (strategia più complessa e dispendiosa), l’esplorazione, distinta in due sottotipi, simultanea e successiva. Alcuno soggetti invece di adottare un esemplare focale come base per eliminare gli attributi irrilevanti degli stimoli, si formano qualche semplice ipotesi circa la soluzione. La verifica può essere compiuta per un’ipotesi alla volta (successiva), oppure per più ipotesi contemporaneamente (simultanea)

 

Teorie HIP: simulazione del comportamento concettuale mediante programmi al calcolatore. Il “programma di Hunt” à insieme di istruzioni che eseguono operazioni elementari sulle informazioni in ingresso e immagazzinate. La teoria parte del presupposto che il soggetto depositi nella memoria gli attributi di ogni singolo stimolo. Gli esemplari positivi e negativi sono immagazzinati separatamente. Il punto critico del processo è la costruzione di una regola di decisione, per calcolare ogni nuovo stimolo nella categoria positiva o negativa, a seconda che esso contenga o meno uno o più degli attributi ritenuti rilevanti. All’inizio il programma non conosce nè gli attributi rilevanti né il principio del concetto. Le istruzioni consistono nell’esplorare periodicamente gli esemplari memorizzati come positivi o negativi, per verificare se ci sono attributi comuni ai membri di uno di questi due insiemi ma non all’altro. Non appena queste caratteristiche comuni sono trovate, il problema rapidamente è risolto. Limiti di questo simulatore: presupporre una memoria illimitata.

 

Concetti “naturali”: quelle categorie che non vengono usate secondo definizioni precise e secondo confini netti tra l’una e l’altra. Sono concetti usati nel linguaggio e nel pensiero “della strada”. Quando siamo in grado di riconoscere e di classificare oggetti dell’esperienza comune, non ci seviamo tanto di definizioni quanto di “prototipi”, cioè di componenti tipici di ogni classe. Tale schema prototico sarebbe una specie di tendenza centrale valutata dai membri più comuni di una classe.

 

 

PENSIERO PRODUTTIVO

 

Pensiero produttivo: capacità di poter acquisire una conoscenza non posseduta in precedenza mediante varie strategie.

 

Esperimenti che hanno indagato questo tipo di pensiero:

—       Kohler: esperimento dello scimpanzè nella gabbia con la banana non alla sua portata. Secondo l’autore il momento cruciale della situazione problematica si ha quando il bastone cambia il suo ruolo funzionale: da oggetto che serve a giocare, diventa lo strumento per raggiungere il cibo. Si ha una ristrutturazione del campo che ha come risultato il cambiamento degli attributi funzionali del bastone (insight). L’intuizione indica da un lato l’operazione mentale di ristrutturazione cognitiva; dall’altro denota la consapevolezza di tale relazione.  È il cogliere le relazioni che è definito insight. L’insight inteso come il risultato delle tensioni di campo create dal bisogno e dall’obbiettivo, con l’intervento dei dati percettivi attuali e delle eventuali tracce mnstiche. Che la soluzione sia stata compresa e non solo appresa è dimostrato dalla velocità di esecuzione e dalla ripetizione  in situazioni analoghe.

—       Duncker: propone un esperimento che approfondisce i processi più profondi del pensiero produttivo e mette in risalto la Fissità Funzionale come determinata dall’uso abitudinario e comune degli oggetti.

La teoria gestaltica rappresenta l’analisi più convincente del processo del pensiero produttivo: esso consiste soprattutto in una attività di ristrutturazione del campo; tutti quei fattori che possono in qualche modo interferire sulla struttura, rendendola più stabile, provocano difficoltà. In questo senso colui che è meno legato alle abitudini, alle conoscenze preconcette, è più  facilitato

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