L’intelligenza

Stern definiva l’intelligenza quella capacità o disposizione dell’individuo ad utilizzare tutti gli elementi del pensiero necessari a riconoscere, impostare e risolvere nuovi problemi.

Il termine “intelligenza” è sempre stato fonte di dubbi, critiche e incomprensioni. C’è chi la intende una facoltà unica, misurabile e quantificabile e chi, invece, la ritiene un costrutto ipotetico e sovraordinato che accomuna diverse capacità e abilità.

I primi studi psicometrici sull’intelligenza risalgono ai primi del 900 e si basavano sull’analisi delle differenze individuali presenti in varie abilità.

Due linee principali venivano adottate nella costruzione dei test d’intelligenza ossia:

l’USO DI INDICI GLOBALI  che differenziano diversi livelli di età (ad esempio la scala di Binet) o diverse posizioni (ad esempio la scala Weschler) rispetto alla media dello stesso gruppo di età. Il livello generale è detto Q.I. e fornisce indicazioni discrete sulle prestazioni future. Questi test offrono un Q.I. che rappresenta il livello generale di efficienza in prove verbali e pratiche caratteristiche di una certa età;

i METODI ANALITICI (test di Thurstone) misurano, invece, diverse dimensioni non correlate tra di loro e permettono di costruire un profilo dell’individuo confrontabile con i profili tipici del gruppo di riferimento (classe o gruppo professionale). Il valore predittivo di questi test è minore rispetto a quelli degli indici globali, poiché offrono un profilo attitudinale costituito da diverse dimensioni non correlate tra di loro.

Spearman fu l’inventore dell’analisi fattoriale che rappresenta un metodo statistico basato sull’analisi delle correlazioni tra vari test mentali e prove con cui si cerca di scoprire le unità funzionali di tipo cognitivo (le abilità) e di tipo comportamentale (i tratti) oppure i fenomeni che stanno alla base di fenomeni associati tra loro.

I metodi fattoriali non partono da una definizione aprioristica dell’intelligenza (come Weschler e Binet), ma da un largo numero di osservazioni empiriche effettuate su larghi campioni di soggetti. Con l’analisi fattoriale si calcolano le correlazione e si cerca di identificare:

  • La STRUTTURA FATTORIALE sottostante;
  • Il PESO DEI SINGOLI FATTORI;
  • Infine si cerca di attribuire un SIGNIFICATO ai fattori.

 

I fattori maggiormente evidenziati sono di tre tipi:

  • FATTORE GENERALE chiamato anche fattore G di Spearman, corrispondente alla capacità di ragionamento misurata dal Q.I. e spiega la correlazione trovata più o meno tra tutti i test;
  • Dal fattore G derivano per effetto dell’educazione e della cultura  due fattori di gruppo ossia, quello VERBALE-NUMERICO e quello PERCETTIVO-SPAZIALE che spiegano la correlazione tra test a contenuto simile.

 

I modelli moderni hanno cercato di fornire oltre ad una descrizione dell’intelligenza, anche una sua spiegazioni.

CATTEL (1950/60) distingue l’intelligenza potenziale, derivata dalle caratteristiche genetiche di ogni persona, dall’intelligenza frutto di una interazione con il contesto educativo, sociale e culturale. Inoltre introduce un’ulteriore distinzione tra l’intelligenza fluida, che si basa su abilità percettive, di ragionamento analogico e di apprendimento ed intelligenza cristallizzata che si basa, invece, sulle conoscenze.

D’altro canto GUILFORD (1950) considera l’intelligenza un cubo che rappresenta l’intersezione di tre fattori. Costui ipotizza una struttura dell’intelligenza a tre dimensioni ossia le operazioni (processi mentali semplici), i contenuti (rappresentano i tipi di termini che compaiono in un problema) e i prodotti (il tipo di risposte richieste come le unità, cioè le singole parole, le classi, ossia le gerarchie e le implicazioni) con funzioni di pensiero che può essere di tipo convergente, cioè lineare e conformistico, oppure divergente, cioè creativo.

Per ciò che concerne gli studi sperimentali, il BEHAVIORISMO tra il 1920 e il 1950, ha cercato di porre su basi scientifiche lo studio del comportamento intelligente, ponendo l’attenzione soprattutto sui processi di apprendimento, sulle associazioni S-R, sul ruolo dei rinforzi (positivo e negativo). Il modello associazionistico, tuttavia, se applicato a condotte complesse come il problem solvine e il linguaggio, mostra i suoi limiti.

Nasce in questo clima un lavoro innovativo (Bruner, Goodnow e Austin, 1956) che pone l’accento sulle strategie e sulle decisioni del soggetto, operazioni mentali che non possono essere ricondotte all’esperienza passata. Nel 1958 nascono i primi lavori sull’intelligenza artificiale di Newell e Simon che introducono il concetto di elaborazione dell’informazione. Questi lavori influenzano profondamente le concezioni psicologiche dell’intelligenza come processo di elaborazione delle informazioni. Mentre l’approccio dell’analisi fattoriale ha enfatizzato lo studio della struttura dell’intelligenza, l’approccio dell’elaborazione dell’ informazione ha manifestato la tendenza a sottolineare le operazioni dell’intelligenza.

Una notevole spinta allo studio dell’intelligenza si ebbe grazie al contributo di Piaget che, con il suo metodo genetico, cerco di tracciare la costruzione progressiva delle operazioni di pensiero nel corso dello sviluppo. La sua teoria è detta costruttivista perché descrive la nascita dell’intelligenza come un’interazione continua tra processi interni ereditari e fattori esogeni ambientali.

Egli affermò che vi sono funzioni del pensiero costanti (invarianti funzionali) che si manifestano in strutture diverse e rientrano nel quadro delle funzioni biologiche più generali; queste sono l’adattamento, ossia l’equilibrio con l’ambiente ottenuto processi di assimilazione e accomodamento, e l’organizzazione, ossia l’aspetto strutturale dell’adattamento attraverso cui il pensiero organizza se stesso.

Secondo Piaget, le operazioni mentali, anche le più astratte, si sviluppano da operazioni concrete e queste si basano sull’azione interiorizzata. Per Piaget l’apprendimento è un sistema di equilibrazione continua che modifica e riorganizza gli schemi innati arrivando in tal modo ai sistemi formalizzati, all’esplorazione dei vari tipi di possibilità, alle scelte, all’utilizzazione dell’errore per elaborare nuove procedure e, infine, alla costruzione creativa.

Anche il COGNITIVISMO, a partire dagli anni ’60, ha fornito un contributo molto importante allo studio dell’intelligenza in quanto permette di descrivere le strategie finalizzate di azione con una serie di regole di produzione e controllo simili a quelle del calcolatore e suscettibili di simulazione, ma guidate da scopi e basate sulla rappresentazione, cioè sulle conoscenze del mondo.

Lo studio delle operazioni mentali non è più limitato all’osservazione empirica del comportamento, ma è condotto in base a inferenze sui processi mentali che si svolgono nella famosa scatola nera; i metodi più utilizzati sono l’analisi dei tempi di reazione, come indice della quantità delle operazioni richieste, ma anche il confronto con indici neurofisiologici, come i potenziali evocati e la TAC. Il cognitivismo ha prodotto diversi modelli che sono stati modificati seguendo i risultati sperimentali che venivano da altre scienze fino a perseguire un approccio interdisciplinare.

Di fatto Stenberg (1985) presenta un modello che incorpora anche le variabili di motivazione e personalità. Il MODELLO TRIARCHICO permette di spiegare i meccanismi con cui si eseguono gli atti intelligenti con tre processi:

  • I metacomponenti (processi esecutivi che pianificano e controllano l’elaborazione dell’informazione)
  • I componenti di performance (eseguono le strategie pianificate)
  • I componenti che regolano l’acquisizione di conoscenze.

 

Nel ragionamento analogico , quindi, i metacomponenti decidono cosa fare, quelli di performance eseguono e quelli di conoscenze apprendono come si possono fare e coordinare varie azioni.

Questa teoria tripolare spiega l’intelligenza secondo tre subteorie:

  • Contestuale che mette l’intelligenza in relazione all’ambiente esterno;
  • Esperenziale: che pone l’intelligenza in relazione all’ambiente interno;
  • Componenziale: dove l’intelligenza si applica sia all’ambiente esterno che interno.

 

Questa teoria rappresenta una mappa che permette di comprendere e valutare le dimensioni più importanti dell’intelligenza.

Stemberg utilizza il metodo delle prove parziali  che permette di separare le componenti e specificare l’ordine delle fasi di elaborazione e riesce inoltre a descrivere le differenze individuali in termini di stili cognitivi. Gli stili di pensiero non sono abilità, ma modi preferiti di esprimere o usare una o più abilità.

La tripartizione di Stemberg è applicabile anche alle forme di autoregolazione del pensiero ed ha il merito di aver fornito un’analisi dei compiti e dei processi e di aver riportato la psicologia dell’intelligenza verso la psicologia della personalità. Difatti l’intelligenza non è solo adattamento all’ambiente, ma anche selezione e modellamento attivo dell’ambiente che l’individuo cerca di cambiare nel modo più favorevole. Secondo Stemberg i soggetti più dotati sono quelli che riescono a modificare di più l’ambiente e ad affrontare compiti nuovi.

 

Metodi d’indagine: WAIS, WISC-R (dai 7 ai 15 anni) e la WIPPSI (in età prescolare).

  • WAIS-R è costituita da due scale, verbale e di performance ciascuna delle quali formata a sua volta  da  subscale di diverso contenuto e tipo di operazione richiesta. La scala verbale è costituita da sei subscale rispettivamente, informazione, comprensione, ragionamento aritmetico, memoria di cifre, analogie e vocabolario e dalle quali si ottiene il Q.I. verbale. La scala di performance è costituita da cinque subscale rispettivamente, completamento di figure, disegno con i cubi, riordinamento di storie figurate, ricostruzione di oggetti e associazioni di simboli a numeri e dalle quali si ottiene il Q.I. di performance.

 

Il Q.I. TOTALE si ottiene sommando i punteggi ponderati ottenuti da punteggi grezzi delle scale verbale e di performance.

 

  • WISC-R: costituita da due scale, verbale e di performance ciascuna delle quali formata a sua volta  da  subscale di diverso contenuto e tipo di operazione richiesta. La scala verbale è costituita dalle stesse  sei subscale presenti nella WAIS-R e dalle quali si ottiene il Q.I. verbale. La scala di performance è costituita dalle stesse cinque subscale presenti nella WAIS-R con una sesta subscala rappresentata dal labirinto e dalle quali si ottiene il Q.I. di performance.

 

Il Q.I. TOTALE si ottiene sommando i punteggi ponderati ottenuti da punteggi grezzi delle scale verbale e di performance.

 

  • WIPPSI: costituita da due scale, verbale e di performance ciascuna delle quali formata a sua volta  da  subscale di diverso contenuto e tipo di operazione richiesta. La scala verbale è costituita da  sei subscale rispettivamente, cultura generale, comprensione, ragionamento aritmetico, analogie, vocabolario e frasi e dalle quali si ottiene il Q.I. verbale. La scala di performance è costituita da cinque subscale rispettivamente, completamento di figure, disegno con i cubi, casa degli animali (cifrario), labirinto e disegno geometrico e dalle quali si ottiene il Q.I. di performance.

 

Il Q.I. TOTALE si ottiene sommando i punteggi ponderati ottenuti da punteggi grezzi delle scale verbale e di performance.

Tali batterie di test possono essere applicate nella valutazione di disturbi intellettivi, deterioramento intellettivo, ritardo mentale.

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