Murray Bowen

Bowen nel suo testo “Dalla famiglia all’individuo – la differenziazione del sé nel sistema familiare” propone una teoria della terapia familiare incentrata quasi totalmente sul processo di differenziazione del sé, inteso come capacità di raggiungere una buona maturità emotiva che un individuo mette in atto nel suo sistema familiare e nello specifico all’interno della sua famiglia nucleare. L’autore espone il concetto di “massa indifferenziata dell’io familiare” come fondamentale per comprendere tutto il processo di differenziazione; si tratta infatti, come cita Bowen, di un’identità emotiva conglomerata, che esiste a ogni livello di intensità sia nelle famiglie in cui è più evidente sia in quelle in cui è quasi impercettibile. Questo non riguarda solo il rapporto primario tra il neonato e la madre, ma include tutti i componenti del nucleo familiare. Quando tutti i membri della famiglia sono immersi in tale massa indifferenziata, si verificano episodi particolari come la capacità che i singoli individui si attribuiscono di conoscere, ad esempio, i pensieri, i sentimenti, le fantasie e i sogni degli altri, mettendo in luce come i confini del sé individuale vengano quasi del tutto annullati, senza possibilità di distinguere il sé dell’uno da quello dell’altro. Allo scopo di rendere più chiara tale visione, l’autore propone una scala teorica della differenziazione del sé, dove ad un estremo colloca l’assenza totale di differenziazione del soggetto rispetto al nucleo familiare, mentre all’estremo opposto posiziona una differenziazione assoluta del sé del soggetto rispetto al sistema familiare. È importante sottolineare che quest’ultimo livello di differenziazione è puramente teorico in quanto lo stesso Bowen riconosce l’impossibilità umana di essere totalmente differenziati dalla propria famiglia, pur potendo raggiungere quella che viene definita posizione-Io, e mette in evidenza come l’immaturità emotiva, a differenti livelli, vanga trasmessa da una generazione all’altra, da genitori a figli.

Un altro concetto teorico fondamentale è quello dei “triangoli”, il quale viene espresso come dinamica presente in quei nuclei familiari nei quali un soggetto cerca faticosamente di differenziare il proprio sé e contemporaneamente gli altri membri cercano alleanze fra di loro per mantenere l’equilibrio del sistema familiare; il triangolo è comunque alla base di ogni sistema emotivo. Quando infatti la tensione emotiva di un sistema formato da due persone supera un certo livello, il sistema “triangola” una terza persona, permettendo alla tensione di spostarsi all’interno del triangolo e attenuarsi. Questa dinamica non è però solo caratteristica peculiare delle famiglie, ma avviene in qualunque tipo di sistema, da quello lavorativo a quello terapeutico. Questo concetto viene proprio messo in campo da Bowen in quanto se un soggetto mette in atto tutta una serie di movimenti il cui risultato finale è una differenziazione emotiva del proprio sé, raggiungendo una posizione-Io, rispetto alla famiglia d’origine, è molto probabile che nel sistema familiare si attivino delle triangolazioni allo scopo di mantenere l’equilibrio instaurato, ostacolando così il processo di differenziazione. Uno dei possibili esiti di un processo di differenziazione del sé è il “taglio emotivo”, inteso come distanza emotiva raggiunta sia mediante meccanismi interni sia mediante il distanziamento fisico. L’autore afferma che il tipo di meccanismo messo in atto per acquisire la distanza emotiva non è indicativo dell’intensità o del grado di attaccamento non risolto; infatti la persona che va via di casa è emotivamente legata come quella che rimane a casa e mette in atto meccanismi interni per controllare il suo coinvolgimento emotivo con il nucleo familiare. Bowen definisce  questa differenziazione un’illusione in quanto il soggetto che mette una distanza fisica al suo coinvolgimento emotivo con la famiglia, riproporrà lo stesso modello nelle relazioni affettive future e, implicitamente, non raggiungerà una posizione-Io autonoma, ma rimarrà sempre legato alle dinamiche familiari.

Nel contesto terapeutico Bowen sottolinea che lo strumento principe che il terapista può usare è il Sé del terapeuta inteso come entità sufficientemente differenziata arrecando quindi alla “differenziazione” la valenza di un elemento di cambiamento. L’autore nel suo libro affronta anche altre tematiche, come la possibilità di eseguire delle terapie multiple nelle quali partecipano più nuclei familiari, e tratta l’argomento della morte come evento importante nel processo di sviluppo di un individuo, mettendo in evidenza come molto spesso, specialmente i bambini, vengano “protetti” dai genitori circa tale condizione e di come questo possa entrare in conflitto con una crescita armoniosa e consapevole dei processi esistenziali. Viene infatti più volte ribadito che, far partecipare i bambini ai riti funebri e informarli di cosa sia la morte, possa favorire una maggiore consapevolezza del proprio ciclo vitale e di quello dei genitori, mettendo inoltre in risalto le grandi risorse utilizzate per fronteggiare una tale condizione.

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